Ministero della Giustizia: sinteticità e chiarezza per processi più equi e di ragionevole durata.

In data 1 dicembre 2016 il Ministro della Giustizia ha tenuto una conferenza stampa nel corso della quale ha presentato e illustrato le proposte conclusive del gruppo di lavoro istituito dal Ministro nel febbraio 2016 sulla tematica della sinteticità degli atti.


 La finalità del lavoro svolto dal team di esperti nominati da Ministro è stato quello di individuare strumenti o modalità volte a garantire una maggiore rapidità, efficacia e qualità del processo: tali obiettivi si possono raggiungere, secondo il Ministero, adottando la formula “sinteticità e chiarezza” a cui devono tendere sia gli atti giudiziari che quelli di parte.

Pertanto, avvocati e giudici sono egualmente coinvolti nella osservanza del dovere, ciascuno per la propria parte: il primo svolgendo una difesa sintetica, chiara e non ripetitiva; il secondo redigendo una sentenza chiara e sintetica nell'esposizione dei processi logici.

Tale formula per il Ministro rappresenta la chiave di volta per “la realizzazione di processi equi e di ragiovenole durata, che possano fornire alla parte interessata e alla collettività, altrettanto coinvolta nel corretto impiego della giurisdizione, una risposta di qualità”.

Sinteticità e chiarezza dunque che devono riguardare tutti gli atti processuali, per assicurare il principio del giusto processo che diventa lo scopo finale: per le esigenze che impone la tecnologia tradotta in processo civile telematico; per l'archiviazione in banche-dati; per la ricerca mediante registri informatici.

A detta del Ministro, la sovrabbondanza allunga il processo e i termini ragionevolmente contenuti, auspicati dall’art. 111 Costituzione, saltano inesorabilmente, danneggiando la parte che ha ragione.

Le proposte quindi del gruppo di lavoro “ministeriale” si sviluppano sotto due profili:

a) pratico-operativo:

- iniziale raccolta di protocolli processuali, condivisi dall'avvocatura con la Corte di cassazione e con molti uffici giudiziari di merito, che configurano prassi virtuose anche in materia di redazione di atti processuali, e che, anche se non vincolanti, presentano un elevato valore persuasivo, definendo prassi autoregolamentate in forza di interpretazioni condivise delle regole del processo; -

- realizzazione di una banca-dati delle buone prassi;

- condivisione dell'idea con il Consiglio nazionale forense e con il Consiglio superiore della magistratura, rendendo disponibili gli atti del proprio lavoro.

b) normativa:

- interventi legislativi per l’enunciazione del principio generale di sinteticità che valga tanto per gli atti di parte quanto per i provvedimenti giudiziari;

- norme che promuovano la chiarezza e l’organicità in ogni atto di parte o del giudice;

- norme che, richiedendo anche sinteticità nell’oralità, assegnino maggiori poteri alla conduzione dell’udienza e conformino relazione introduttiva e discussione ai canoni della concentrazione e della specificità.

 Allegato:

Sinteticita-atti- scheda